Il Recupero dello spazio liturgico dell'ex convento di Santa Domenica a Nicosia (EN)
DOI:
https://doi.org/10.6092/issn.2036-1602/6552Parole chiave:
Compatibilità, Modularità, Reversibilità, Non invasività, RiusoAbstract
Ri-funzionalizzare un oggetto architettonico che possiede una forte identità residua - soprattutto se si tratta di un luogo di culto - non è mai una mera scelta tecnica di riutilizzare un determinato spazio. Si tratta, piuttosto, di riconfermare, mediante la reinterpretazione dello spazio pervenutoci, la connotazione identitaria, pur variandone la denotazione funzionale. In tal senso, è necessario individuare una nuova funzione che reinserisca l’oggetto nell’attuale quotidianità del contesto, ma, al contempo, mirare a salvaguardare la consistenza originaria della preesistenza, materiale ed immateriale, tramite sensibili scelte compositive atte a reintegrarla delle parti mancanti o ad inserirne delle nuove. Fondamentale è un’analisi approfondita dello spazio indagato, secondo un approccio multidisciplinare, volto a raccogliere informazioni desunte dall’indagine storiografica e dalle analisi di consistenza fisica, formale, compositiva, materica e di degrado. L’integrazione critica di tutti questi dati e di considerazioni, intimamente legate alla sensibilità culturalmente orientata del tecnico, finisce per plasmare la ‘regola’ d’approccio al singolo progetto di ri-funzionalizzazione. Il caso studio prescelto è quello dell’ex convento di Santa Domenica a Nicosia (Enna), la cui storia inizia nel XIV secolo e si conclude nel 1973, quale risultato di maldestri e barbari interventi voluti dall’amministrazione comunale del tempo. Lo spazio sopravvissuto del complesso monumentale è un rudere situato nel cuore della piccola città dell’entroterra siculo, fortemente stratificata dal punto di vista storico. I resti del convento, da allora abbandonati, fanno sfoggio di antichi portici, di massicce mura lapidee, di cunicoli segreti e di una elegante struttura chiesastica, la cui navata scoperchiata, sebbene ancora parzialmente maiolicata, culmina in un abside cassettonato e adornato con stucchi dorati. Sparsi, all’interno di questo perimetro sacro, giacciono i resti di un maestoso portale barocco smantellato. La dignità di una nuova funzione è d’obbligo, così come lo è il rispetto nei confronti della sua identità. È così nato un progetto ‘sospeso’ a metà nel tempo, fondato su criteri di reversibilità, di non invasività e di valorizzazione della preesistenza.Riferimenti bibliografici
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