IN_BO. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura https://in-bo.unibo.it/ <p><strong><em>in_bo</em> (ISSN 2036-1602) </strong>è una rivista digitale e open-access, fondata nel 2008 e con sede a Bologna. Pubblica annualmente numeri tematici di ricerca su argomenti quali il progetto architettonico, la storia dell'architettura e gli studi urbani, con un'attenzione particolare per la didattica dell'architettura e le intersezioni tra architettura, cultura e società. La rivista è gestita in una collaborazione tra il Dipartimento di Architettura dell'Università di Bologna, il Centro Studi Cherubino Ghirardacci (Bologna) e la Fondazione Flaminia (Ravenna).</p> it-IT <p>I diritti d'autore e di pubblicazione di tutti i testi pubblicati dalla rivista appartengono ai rispettivi autori senza alcuna restrizione.</p><div><p><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/" rel="license"><img src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" /></a></p></div><p>Questa rivista è distribuita con <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/" rel="license">licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Unported</a> (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/legalcode">licenza completa</a>). <br />Vedere anche la nostra <a href="/about/editorialPolicies#openAccessPolicy">Open Access Policy</a>.</p> in_bo@unibo.it (Federica Fuligni) ojs@unibo.it (OJS Support) Thu, 22 Dec 2022 15:52:29 +0100 OJS 3.2.1.4 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss 60 Dall’architettura religiosa all’architettura sacra, la didattica come rito https://in-bo.unibo.it/article/view/16079 <p><em><span style="font-weight: 400;">in_bo </span></em><span style="font-weight: 400;">vol. 13 n. 17 si sporge su uno dei temi di suo principale e costante interesse secondo una angolatura originale, ossia il rapporto tra architettura sacra e didattica della progettazione nelle scuole d’architettura contemporanee. Il volume a cura di Luigi Bartolomei e Andrea Conti, traccia una riflessione a partire dal sacro, come oggetto di massima espressione del progetto in architettura fino ad arrivare all’intrinseca relazione tra pedagogia della progettazione e sacro, inteso come complesso di riti, che si manifestano nelle pratiche didattiche di architettura. I contributi degli autori spaziano da casi di laboratorio di progettazione a riflessioni teoriche, e all’analisi delle pratiche di insegnamento e lavoro di architetti e artisti.</span></p> Andrea Conti, Luigi Bartolomei Copyright (c) 2022 Andrea Conti, Luigi Bartolomei https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/16079 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Lezioni spirituali da Anselm Kiefer per una pedagogia dell’architettura https://in-bo.unibo.it/article/view/14759 <p><span style="font-weight: 400;">Questo articolo esamina le opere e le pratiche spirituali dell'artista tedesco Anselm Kiefer e gli insegnamenti che esse forniscono al pensiero e al fare architettonico in contesti educativi sempre più guidati da un limitato coinvolgimento nell’uso dei materiali durante la progettazione. Considerando le opere, particolarmente emotive, di Kiefer e la loro capacità di parlare di una collettività ampia, il saggio esamina le relazioni tra materiale e spazio, materiale e storia, materiale e linguaggio che emergono nei metodi di lavoro dell'artista come modello per gli architetti che tentano di raggiungere una maggiore consapevolezza spirituale in un mondo secolare. Attraverso le opere e gli spazi osservati durante una visita dell’autore all'ex casa e studio di Kiefer, La Ribaute, il testo analizza come il suo lavoro sia parte di grandi opere paradigmatiche e spirituali della teoria dell’architettura. Mettendo in discussione le pratiche più banali della modernità, il paper offre una riflessione su come gli atti di creazione di Kiefer arricchiscono la nostra comprensione dei processi utilizzati per concepire atmosfere architettoniche che coinvolgono possibilità linguistiche, espressive e spirituali che non sono state considerate in precedenza in relazione al fare rappresentativo.</span></p> Stephen Wischer Copyright (c) 2022 Stephen Wischer https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14759 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Pasquale Culotta, Crispino Valenziano e la tradizione della Composizione Cultuale nella Scuola di Architettura https://in-bo.unibo.it/article/view/14790 <p><span style="font-weight: 400;">Lo scritto vuole compiere una verifica su alcune linee di ricerca del progetto per l’architettura cultuale nel quadro della cultura architettonica contemporanea in Sicilia a partire dall’esperienza di Pasquale Culotta e Crispino Valenziano. Dal loro sodalizio, nell’intreccio fecondo tra la dimensione speculativa negli scritti e nelle riflessioni teoriche e la sperimentazione concreta nell’architettura progettata e costruita, emerge la sistematica trattazione di una qualità supera gli ambiti dell’architettura </span><em><span style="font-weight: 400;">sacra</span></em><span style="font-weight: 400;"> per riferirsi alla più profonda chiave interpretativa di architettura </span><em><span style="font-weight: 400;">cultuale</span></em><span style="font-weight: 400;">, concezione in genere sovente trascurata se non ignorata del tutto. Il loro operato rischiara infatti la rigida lettura dell’architettura </span><em><span style="font-weight: 400;">sacra</span></em><span style="font-weight: 400;">, da intendersi come una struttura edificatoria che non è qualificata dalla </span><em><span style="font-weight: 400;">sacralità</span></em><span style="font-weight: 400;">, ovvero dalla </span><em><span style="font-weight: 400;">distanza</span></em><span style="font-weight: 400;"> quale </span><em><span style="font-weight: 400;">lontananza</span></em><span style="font-weight: 400;"> del nostro Dio </span><em><span style="font-weight: 400;">cristiano</span></em><span style="font-weight: 400;">, bensì dalla </span><em><span style="font-weight: 400;">santità</span></em><span style="font-weight: 400;">, quindi dalla </span><em><span style="font-weight: 400;">prossimità</span></em><span style="font-weight: 400;"> nella distanza del Dio </span><em><span style="font-weight: 400;">cristiano</span></em><span style="font-weight: 400;">.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Attraverso la trattazione di importanti momenti di congiunzione tra pratica professionale, costituzione di una tradizione disciplinare nella Scuola di Architettura</span> <span style="font-weight: 400;">e ricerca scientifica si evidenziano alcune possibili specificità come l’</span><em><span style="font-weight: 400;">architettura del luogo</span></em><span style="font-weight: 400;"> e il </span><em><span style="font-weight: 400;">mediterraneo</span></em><span style="font-weight: 400;">. Queste tracce motivano una ancora più importante qualità, che le riconnette al grande bacino dell’</span><em><span style="font-weight: 400;">esperienza universale </span></em><span style="font-weight: 400;">dell’architettura cultuale, ovvero l’unità di spazio e tempo dell’opera in quanto espressione di spirito, che travalica completamente la natura di spazio ordinato del progetto.</span></p> Antonio Biancucci Copyright (c) 2022 Antonio Biancucci https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14790 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Shinto vernacolare e cultura per l’artigianalità giapponese: un modello di spiritualità immanente per il laboratorio di progettazione occidentale https://in-bo.unibo.it/article/view/14753 <p><span style="font-weight: 400;">Quando si discute del ruolo del sacro nell'educazione alla progettazione architettonica, la conversazione si concentra su una divinità trascendente, il paradigma dominante della divinità in Occidente. Questo orientamento verso un divino</span><em><span style="font-weight: 400;"> altro</span></em><span style="font-weight: 400;"> sottolinea la separazione di rari e specifici atti di progettazione per il divino dalla maggior parte dei progetti che studenti e studentesse intraprendono durante la formazione e, successivamente, nella pratica. Si potrebbe invece dare maggiore valore alle esplorazioni di forme immanenti di divinità; di spazi e oggetti che non sono infusi di significato spirituale dal loro orientamento verso qualche altra divinità superiore, ma dalla divinità presente in loro stessi. Un orientamento immanente negli corsi di progettazione può aggiungere strati di significato ai progetti finiti e sovrapporsi ai processi stessi di progettazione e produzione, trasformandoli da semplici atti di produzione in atti spirituali di comunione con il divino.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Cercando come modello una cultura del progetto i cui processi e prodotti sono intimamente intrecciati con l'immanente-divino, questo articolo propone uno studio delle pratiche artigianali giapponesi e della </span><em><span style="font-weight: 400;">religione nativa</span></em><span style="font-weight: 400;"> giapponese dello Shinto. Enfatizzando la pratica rispetto al dogma, la Shinto </span><em><span style="font-weight: 400;">vernacolare</span></em><span style="font-weight: 400;"> permea la cultura giapponese moderna, in particolare le sue tradizioni artistiche e architettoniche. Da questa fusione tra Shinto e artigianato giapponese contemporaneo, il presente lavoro ricava tre lezioni fondamentali per i progettisti occidentali ed esplora i modi per incorporare queste lezioni nell'educazione architettonica occidentale.</span></p> Allen Pierce Copyright (c) 2022 Allen Pierce https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14753 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Il sacro e il profano: pensieri per un’educazione e una pedagogia dell’architettura https://in-bo.unibo.it/article/view/14765 <p><span style="font-weight: 400;">Gli istituti di istruzione superiore hanno preso le distanze dall'insegnamento di tutto ciò che riguarda il sacro nella formazione architettonica. Mentre la formazione del progettista è stata a lungo un punto cruciale per i professionisti fin da Vitruvio, i legami storici dell'architettura con il sacro sono stati dimenticati e ignorati. Tuttavia, molti cominciano a rendersi conto dell'importanza di questo tema per la formazione architettonica contemporanea. Gli architetti hanno il compito etico di difendere l'autenticità dell'esperienza umana e di creare un mondo bello che possa elevare lo spirito umano e nutrire la salute cognitiva, comportamentale ed emotiva. In qualità di cofondatore di un nuovo programma di architettura, l’autore di questo saggio discute le esperienze pratiche e operative dell'insegnamento e dello sviluppo di programmi di studio che tengano conto della pedagogia sacra. L'articolo esamina inoltre "dove" e "come" i curriculum accademici potrebbero tentare di affrontare il tema del sacro nello sviluppo dei programmi di studio. Il successo di qualsiasi intento pedagogico richiederà anni per manifestarsi nelle opere costruite dagli studenti. L'integrazione del sacro nella formazione architettonica è fondamentale per la professione, perché aiuta le future generazioni di progettisti a coltivare la loro immaginazione empatica, ad aumentare la loro compassione per gli utenti degli edifici e a nutrire il loro amore per l'umanità.</span></p> Brandon R. Ro Copyright (c) 2022 Brandon R. Ro https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14765 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Didattica urbanistica e spazi del sacro: riallacciare una relazione necessaria https://in-bo.unibo.it/article/view/14852 <p><span style="font-weight: 400;">Il rapporto tra didattica della pianificazione e spazi del sacro è ambivalente. Da una parte i corsi di storia urbana evidenziano il rapporto tra spazi del sacro e storia della città, dall’altra la pianificazione contemporanea ha perduto il senso della loro rilevanza. La struttura urbana della città storica discende dall’articolazione gerarchica di architetture religiose di diverso ordine e grado, che condizionano in modo determinante lo </span><em><span style="font-weight: 400;">skyline</span></em><span style="font-weight: 400;"> e l’organizzazione degli spazi pubblici. Ciò vale per la città antica, ma è vero soprattutto per la città medievale e moderna, i cui codici estetici e compositivi trovano la loro chiave di volta nell’articolazione tra edilizia specialistica religiosa ed edilizia di base. Il rapporto tra città e spazio sacro è altrettanto evidente nella città islamica tradizionale. Tuttavia, la pianificazione ha perduto il senso della rilevanza dello spazio sacro nella città contemporanea, una rilevanza che riemerge oggi sotto molteplici forme. Il presente contributo afferma la necessità di riallacciare questa relazione, alla luce delle trasformazioni urbanistiche che hanno caratterizzato le città nell’ultimo mezzo secolo e dei cambiamenti che hanno investito la struttura demografica della città italiana negli ultimi decenni. Tra i problemi rilevanti in una possibile agenda didattica e di ricerca vi sono il tema del rapporto tra spazi del sacro, società multietnica e identità, e quello della relazione tra produzione dello spazio e dimensione simbolica dell’abitare.</span></p> Giulio Giovannoni Copyright (c) 2022 Giulio Giovannoni https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14852 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Polvese Chapels. Il senso del sacro in nove luoghi offline https://in-bo.unibo.it/article/view/14750 <p><span style="font-weight: 400;">Forse è proprio a partire dal confronto con il suo opposto che è possibile ampliare il concetto di sacro, conferendogli ulteriori accezioni. Infatti, se il termine profano rimanda etimologicamente alla necessità di “stare fuori dal tempio” (dal latino </span><em><span style="font-weight: 400;">pro-fanus</span></em><span style="font-weight: 400;">, letteralmente “davanti al tempio”), allora, per via oppositiva, il concetto di sacro riporta alla necessità di stare all’interno di uno spazio confinato, individuato proprio nel “recinto” (la radice del latino </span><em><span style="font-weight: 400;">templum</span></em><span style="font-weight: 400;"> viene associata al termine greco </span><em><span style="font-weight: 400;">τέμενος</span></em><span style="font-weight: 400;">, con il significato di “recinto sacro”). Tale interpretazione mette in luce un aspetto della sacralità che richiama implicitamente elementi propri della composizione architettonica, quali il limite, la forma e la materia, diversamente declinati in relazione alle specificità del contesto. Ciò premesso, p</span><span style="font-weight: 400;">uò l’esperienza didattica contemporanea misurarsi con la capacità di restituire una risposta estetico-compositiva all’innata esigenza dell’uomo di porsi in relazione con l’assoluto? Questo il senso dell’iniziativa “Polvese Chapels” (</span><span style="font-weight: 400;">ispirata all’esposizione </span><em><span style="font-weight: 400;">Vatican Chapels</span></em><span style="font-weight: 400;"> presentata nell’ambito della 16. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia</span><span style="font-weight: 400;">), ideata con l’obiettivo di indagare un tema compositivo-progettuale, quello della cappella sacra, in relazione a uno specifico contesto naturalistico-ambientale, quello dell’Isola Polvese (oggi meta di notevoli flussi turistici), prefigurando la relativa trasformazione in un luogo vocato alla meditazione introspettiva e silenziosa.</span></p> Paolo Belardi, Massimiliano Marianelli, Giovanna Ramaccini, Monica Battistoni, Margherita Maria Ristori, Camilla Sorignani Copyright (c) 2022 Paolo Belardi, Massimiliano Marianelli, Giovanna Ramaccini, Monica Battistoni, Margherita Maria Ristori, Camilla Sorignani https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14750 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Spazio sacro e contemporaneità. Strumenti, metodi e prospettive per una didattica del progetto https://in-bo.unibo.it/article/view/14784 <p><span style="font-weight: 400;">All’interno del quadro delle riflessioni in merito alla didattica del progetto di architettura, la riflessione sui luoghi del “sacro” e del “culto,” proposta a studenti di matrice internazionale, si colloca quale occasione privilegiata per il giovane progettista; il tema si dimostra, infatti, particolarmente adatto alla comunicazione di valori, qualità e caratteri che ciascun progetto di architettura dovrebbe possedere, nonché capace di fornire strumenti di comprensione del panorama urbano e della sua genesi, e, di conseguenza, metodi per la sua rigenerazione e valorizzazione. </span></p> <p><span style="font-weight: 400;">La precisione del programma per l’edificio di culto cristiano – la chiesa – da un lato, con i suoi aspetti liturgici e celebrativi, unita alla sua componente di poetica immateriale, costituiscono, infatti, un campo privilegiato per la sperimentazione progettuale, nonché occasione per definire un rapporto insegnamento/apprendimento che non si limiti alla sola trasmissione di competenze tecniche. </span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Dalla rilettura delle esperienze di ricerca e didattica condotte – attraverso l’analisi di metodi, esiti e paradigmi – emergono numerose sollecitazioni generate dall’approccio al sacro nella città contemporanea, sul fronte dei significati, dei metodi, delle forme e della poetica, dimostrando l’attualità del tema all’interno della formazione degli architetti, all’interno di una società sempre più secolarizzata, fluida e multiculturale.</span></p> Francesca Daprà, Emilio Faroldi, Maria Pilar Vettori Copyright (c) 2022 Francesca Daprà, Emilio Faroldi, Maria Pilar Vettori https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14784 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Architettura: luogo del gesto https://in-bo.unibo.it/article/view/14800 <p><span style="font-weight: 400;">Il saggio ripercorre un esperimento di ricerca e didattica del progetto svolto nei Laboratori di Progettazione dell’Architettura degli Interni della scuola di Architettura del Politecnico di Milano, nei quali veniva affrontato il tema dello spazio sacro, inteso come luogo dell’abitare capace di accogliere i suoi fruitori nel compimento di gesti che ne esprimono il più profondo essere.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">L’ipotesi su cui esso si fonda è che il disegno dello spazio sacro spinga gli studenti a superare alcuni dei temi contingenti per concentrare la loro attenzione progettuale sul disegno di una forma ospitale, capace di accogliere il gesto dell’uomo che la abita e a rimettere in discussione il tema degli spazi per il culto non solo come problema dello spazio per una specifica religione da giustapporre o comporre con quelli delle altre ma come problema di uno spazio, o di un “sistema di spazi” su cui le religioni si possano affacciare e sperimentare insieme la propria specificità e le altrui differenze. </span></p> <p><span style="font-weight: 400;">L’esperienza ha dimostrato l’interesse al tema per gli allievi architetti che hanno potuto sperimentare la possibilità di capire e far coesistere spazi che, se tradizionalmente sono radicalmente diversi, conservano un fondamento unitario capace, se colto, di radunare gesti differenti. I suoi esiti hanno un valore che va oltre lo specifico del progetto sullo spazio sacro, e hanno consentito, dal nostro punto di vista, di praticare efficacemente alcuni temi architettonici trasversali e validi indipendentemente dal tema.</span></p> Marta Averna, Roberto Rizzi Copyright (c) 2022 Marta Averna, Roberto Rizzi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14800 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Il sacro di cui ha bisogno la città. Un’esperienza di didattica del progetto https://in-bo.unibo.it/article/view/14731 <p><span style="font-weight: 400;">Il testo costituisce il resoconto di un’esperienza didattica, condotta all’interno di un Laboratorio di Progettazione Architettonica di una scuola di architettura italiana, che ha assunto, quale tema d’anno, la progettazione di aule sacre. Un quartiere di edilizia residenziale pubblica d’autore, realizzato dopo il secondo conflitto mondiale, nella periferia di una grande città italiana è il luogo del progetto che, attraverso la costruzione di una chiesa, di una moschea e di una sinagoga, vuole promuovere il dialogo interculturale e un </span><em><span style="font-weight: 400;">progetto politico</span></em><span style="font-weight: 400;"> per la città. Il lavoro degli studenti ha affrontato così innanzitutto una riflessione tematica che, necessariamente, si è mossa a due scale differenti: quella urbana, alla ricerca di relazioni con l’intorno stratificato, e quella architettonica che, a sua volta, ha riguardato, da un lato, la possibilità dell’architettura di esprimere il senso del sacro e, dall’altro, la necessità di inserire le aule in complessi di edifici con spazi destinati anche ad altre attività sociali. La scelta tipologica ha guidato, anche attraverso l’uso dei riferimenti, la successiva fase di definizione progettuale per approdare infine al conferimento, all’edificio, di quel carattere che, attraverso il lavoro sulle forme della costruzione, potesse garantire alla collettività, del quartiere ma non solo, il riconoscimento dell’appropriatezza delle forme al tema. </span></p> Federica Visconti Copyright (c) 2022 Federica Visconti https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14731 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 “Interreligious prayer rooms.” Un’esperienza didattica interdisciplinare https://in-bo.unibo.it/article/view/14822 <p><span style="font-weight: 400;">Se il sacro è un tema antropologicamente e spazialmente ineludibile, dove e come se ne occupano i curricula della formazione architettonica? A partire da queste domande, l'articolo intende approfondire alcune questioni emerse dall'esperienza didattica sviluppata per il corso interdisciplinare dal titolo “Interreligious prayer rooms,” tenutosi presso la Katholisch-Theologische Fakultät Seminar für Liturgiewissenschaft dell'Università di Bonn. Il corso è stato promosso da Albert Gerhards, Professore emerito di Scienze Liturgiche, e sviluppato con Mariateresa Giammetti. Lo scopo del seminario è stato trasferire agli studenti conoscenze, competenze e abilità per una lettura consapevole e un accompagnamento al progetto degli spazi interreligiosi a partire da una teoria dello spazio sacro basata su due criteri: autocoscienza e azione, quali categorie proprie della dimensione estetica contemporanea dello spazio liturgico e strumenti utili affinché ogni celebrazione veramente sentita diventi una sfida esistenziale inscritta in un circuito di carattere comunitario; silenzio, luce e spazio vuoto, quali strumenti per la composizione dello spazio interreligioso, luogo aperto a molteplici interpretazioni semantiche le cui identità possono essere basate non sullo stile, ma sulle categorie di carattere e atmosfera.</span></p> Mariateresa Giammetti Copyright (c) 2022 Mariateresa Giammetti https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14822 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100 Sacra creazione: prova a immaginare... non progettiamo da soli https://in-bo.unibo.it/article/view/14823 <p><span style="font-weight: 400;">E se immaginassimo di essere qui sulla Terra e di non progettare da soli, sarà questa forse una ipotesi appropriata per avvicinarsi alla possibilità di una pedagogia sacra più inclusiva? Il mondo contemporaneo presenta sfide importanti per la realizzazione di una pedagogia sacra. Alcune di queste sono state teorizzate, come l'Età secolare, il Mondo disincantato e il Tempo tecnologico. "Buttare via il bambino con l'acqua sporca" è un'espressione idiomatica che si adatta allo stato dell'arte del tema. Significa: qualcosa di valore – il sacro – è stato quasi eliminato nel tentativo di sbarazzarsi di qualcosa di inutile. Ma se il sacro è – in modo più ampio e consensuale – una questione di trascendenza, una pedagogia del sacro non dovrebbe essere tanto una questione di facilità quanto di resilienza. Attraverso questo saggio, l’autore propone un piccolo esercizio, prendendo un'immagine come ispirazione per attraversare i livelli della creazione passo dopo passo, dal più evidente per un architetto fino al più sottile. Con questo obiettivo, l’autore si auspica di fare un piccolo passo verso una pedagogia fraterna dell'immaginazione sacra. E, infine, di mettere in discussione il ruolo irriconoscibile del pedagogo in questo contesto.</span></p> Joana Ribeiro (Sister Regina Pacis) Copyright (c) 2022 Joana Ribeiro https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 https://in-bo.unibo.it/article/view/14823 Thu, 22 Dec 2022 00:00:00 +0100