https://in-bo.unibo.it/issue/feed IN_BO. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura 2023-06-01T15:47:29+02:00 Federica Fuligni in_bo@unibo.it Open Journal Systems <p><strong><em>in_bo</em> (ISSN 2036-1602) </strong>è una rivista digitale e open-access, fondata nel 2008 e con sede a Bologna. Pubblica annualmente numeri tematici di ricerca su argomenti quali il progetto architettonico, la storia dell'architettura e gli studi urbani, con un'attenzione particolare per la didattica dell'architettura e le intersezioni tra architettura, cultura e società. La rivista è gestita in una collaborazione tra il Dipartimento di Architettura dell'Università di Bologna, il Centro Studi Cherubino Ghirardacci (Bologna) e la Fondazione Flaminia (Ravenna).</p> https://in-bo.unibo.it/article/view/14798 Atmosfere dell’abitare. Reportage tra le case romane 2022-04-29T12:56:13+02:00 Emiliano Zandri emiliano.zandri@uniroma1.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Il contributo indaga attraverso lo strumento fotografico lo spazio tra alcune case romane realizzate nei primi anni del Novecento, in cui è riscontrabile una dimensione collettiva dell’abitare. Attraverso le forme costruite, i materiali e la possibilità di transitare liberamente e democraticamente negli spazi intermedi tra la sfera privata domestica e quella pubblica della città, il percorso per immagini ferma lo sguardo sugli insediamenti di edilizia pubblica con il fine di recuperare una dimensione e un’atmosfera condivisa. I passaggi coperti e le soglie di ingresso, gli stenditoi e lo spazio aperto verde enfatizzano l’importanza dello spazio vuoto come punto nevralgico del progetto architettonico collettivo. Con particolare riferimento al ruolo fondamentale degli spazi di prossimità, l’obiettivo è quello che di alimentare un immaginario sull’abitazione collettiva che non sia solo speculativa ma anche percettiva, fenomenologica, immateriale, che non riguardi solo uno spazio di consumo ma un tempo e un luogo democratico fatto di azioni quotidiane.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Emiliano Zandri https://in-bo.unibo.it/article/view/17071 Città e territori di democrazia. Una riflessione su politiche urbane e pratiche dal basso, su tramando ed evoluzione dell’urbanistica 2023-05-29T22:46:19+02:00 Ilaria Agostini ilaria.agostini@unibo.it Luigi Bartolomei luigi.bartolomei@unibo.it Elena Franco info@elenafranco.it <p><span style="font-weight: 300;">La connessione tra le forme di esercizio del potere e quelle dello spazio va posta sotto continua osservazione. In un ecosistema </span><em><span style="font-weight: 300;">coevolutivo</span></em><span style="font-weight: 300;">, dove le società locali trasformano (e si trasformano con) gli ambienti in cui esse vivono, un perturbamento nelle modalità dell’abitare e del produrre finisce per perturbare anche le forme di governo, e viceversa. In questo moto di divenire e con-divenire, condizione di salvaguardia della democrazia è la tutela di ciò che qui chiamiamo </span><em><span style="font-weight: 300;">città e territori democratici</span></em><span style="font-weight: 300;">, dei quali abbiamo collettivamente tentato di circoscrivere senso, caratteri, limiti. Se essi siano espressioni reali o utopiche, constatazione o desiderio; se esistano modelli per attuarli; se esistano parametri che ne identificano la </span><em><span style="font-weight: 300;">democraticità</span></em><span style="font-weight: 300;">; se un’estetica li contraddistingue: a tali interrogativi cerchiamo di dare risposta nel presente numero della rivista <em>in_bo</em>.</span></p> <p><span style="font-weight: 300;">Nella prima sezione del presente fascicolo, l’analisi della condizione di permeabilità delle istituzioni democratiche da parte dei poteri mercantili ha fornito i mezzi per comprendere se la pianificazione sia tuttora in grado di produrre immaginari, elaborare modelli, sostenere – simbolicamente e praticamente – l’elaborazione di <em>paesaggi di radicamento</em>. </span></p> <p><span style="font-weight: 300;">L’urbanistica torna a farsi promotrice di progetti ad ampio spettro sociale e ambientale allorquando essa sia sostenuta da un </span><em><span style="font-weight: 300;">nomos</span></em><span style="font-weight: 300;"> derivante dal discernimento collettivo. A questo complesso argomento è dedicata la seconda sezione del fascicolo, che raggruppa esempi di micropolitiche alternative al modello di sviluppo capitalistico e alla concezione antropocentrica.</span></p> <p><span style="font-weight: 300;">La terza sezione accoglie una riflessione che chiama in causa il tramando e il lessico dell’urbanistica, nonché il suo rinnovo. Numerosi fili tematici ne legano i contributi: se lo strumentario urbanistico sappia assorbire l’accelerazione dei cambiamenti in atto, se sappia orientarne l’evoluzione, se abbia coniato un linguaggio capace di rappresentare la fluidità del tempo presente; se l</span><span style="font-weight: 300;">’ibridazione tra tecnica del piano e tecnica digitale generi progressi virtuosi. </span></p> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Ilaria Agostini, Luigi Bartolomei, Elena Franco https://in-bo.unibo.it/article/view/15239 La parabola del modello municipalistico emiliano e i cambiamenti delle politiche urbane 2022-07-18T19:15:03+02:00 Luca Gullì luca.gulli@cultura.gov.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Le profonde trasformazioni che hanno segnato la tradizione civica sulla quale si è retto per molto tempo il sistema emiliano di governo dell’economia e della società locali emergono in modo evidente quando si esaminano le politiche territoriali degli ultimi trent’anni. Esaminare la parabola di lungo periodo segnata dalle pratiche urbanistiche delle città emiliane permette un diretto confronto con il profondo cambiamento che i sistemi politico-decisionali e l’assetto sociale hanno attraversato. Questo contributo cercherà di restituire questa evoluzione del municipalismo emiliano e dell’azione pubblica sui temi urbanistici, a partire dagli anni del “governo di partito,” per giungere ai tempi recenti, portatori di profondi cambiamenti nei rapporti tra società civile, stato e rappresentanza politica.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Luca Gullì https://in-bo.unibo.it/article/view/14802 Città meridiane oggi. Da Cosenza, alcune riflessioni riguardo possibili sviluppi dei centri storici meridionali 2022-06-17T18:00:01+02:00 Andrea Spallato andreaspallato@gmail.com <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Nelle città (tra)sformate dal neoliberismo in macchine di produzione capitalistica, la pandemia ha aperto nuove brecce in cui continuano a insinuarsi nuove e vecchie pratiche di accumulazione ed estrazione di valore.<br />Nel Meridione d’Italia, il lento sviluppo che tuttora muove le città ha permesso di preservarne molte aree, il manifestarsi di fenomeni capitalistici è stato meno violento. Addentrarsi nel <em>cuore antico</em> di queste città consente di scoprire mondi perduti ad altre latitudini. L’articolo qui proposto parte proprio dallo sguardo su una di queste finestre approfondita grazie alla testimonianza, che in questo testo viene narrata in forma di intervista, di Franco Piperno, professore e filosofo della scienza, ex assessore alla cultura del Comune di Cosenza negli anni ’90. Le esperienze condotte nella parte più antica della città bruzia negli anni ‘90 si sono conformate come manifestazioni di speranza che, già a livello embrionale, sembrano accendere riflessioni sulla capacità di risanare quella che Salzano ha definito ”triade urbana,” già allora fortemente compromessa. La forza visionaria di queste esperienze è riassunta nel libro “Elogio dello spirito pubblico meridionale. Genius Loci e individuo sociale,” edito nel 1997, in cui veniva elaborato un manifesto della nuova <em>polis</em> per Cosenza, che metteva al centro diritti e doveri della <em>civitas</em>, esercitando una cura attiva dell’<em>urbs</em>. L’esempio di Cosenza, nelle forme di cittadinanza attiva che oggi prova a manifestare, e per come viene narrato e vissuto da chi vi abita, fa da eco a molte microesperienze, possibili attuatori di nuove alternative urbane.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Andrea Spallato https://in-bo.unibo.it/article/view/14745 Democrazia territoriale autoprodotta 2022-06-17T12:57:26+02:00 Carlo Cellamare carlo.cellamare@uniroma1.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Le città contemporanee si stanno confrontando con pratiche e processi che segnano una radicale trasformazione non solo fisica, ma anche antropologica, culturale e politica dell’abitare. In questo senso, si assiste ad alcune trasformazioni nel governo e nella vita politica strettamente connesse all’affermazione del modello neoliberista di sviluppo.</p> <p>Dall’altra parte, assistiamo a un progressivo sviluppo non solo della cittadinanza attiva, ma anche delle forme di mutualismo e di autorganizzazione. In alcuni casi queste sono dettate dalla neces- sità di rispondere a esigenze sociali e aspirazioni verso una migliore qualità della vita urbana, che non trovano risposta da parte dei soggetti deputati. In altri casi, esse sono l’espressione dello sforzo di costruire modelli alternativi di sviluppo e di vita collettiva, diventando i luoghi oggi della produzione di cultura politica. È interessante la recente evoluzione sia verso reti cooperative e di mutualismo strutturate e sovralocali, sia verso forme collaborative di autogestione in alcuni quartieri. Sembrano emergere possibilità interessanti di innovazione anche per la politica, tra cui forme collaborative che prospettano la costituzione di democrazia sostanziale informale, una sorta di democrazia territoriale autoprodotta.</p> <p>Il contributo intende discutere il complesso di queste problematiche, facendo riferimento soprattutto a esperienze nel contesto romano e valutando in maniera critica le possibili condizioni effettive per lo sviluppo di forme di democrazia territoriale autoprodotta.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Carlo Cellamare https://in-bo.unibo.it/article/view/17069 Capitale spaziale e diritti: la città a chilometro zero 2023-05-29T12:03:23+02:00 Alessandra Criconia alessandra.criconia@uniroma1.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Le forme del potere che agiscono sul territorio hanno trasformato la città in “una potente mac- china di distinzione e separazione, di emarginazione ed esclusione,” come l’ha definita Bernardo Secchi in <em>La città dei ricchi e la città dei poveri</em>. È questa la premessa del presente saggio che, a partire dal concetto di <em>capitale spaziale</em>, si interroga su come vada inteso oggi il diritto alla città e individua nell’accessibilità alle risorse urbane una delle questioni nodali della democrazia urbana. Ciò significa che il progetto della mobilità urbana e il disegno della rete delle connessioni tra luoghi temporalmente e spazialmente distanti sono strategici alla riformulazione e ridistribuzione del capitale spaziale e che l’interscalarità tra la dimensione metropolitana e la dimensione del quartiere è la chiave di una città aperta e flessibile in cui l’utilizzo delle <em>facilities</em>, ovunque si abiti, in centro o in periferia, possa essere effettiva.</p> <p>Sullo sfondo di questo scenario, la <em>città dei 15 minuti</em> è tra le proposte più significative che combina la domanda della <em>civitas</em> con la necessità della conversione ecologica della <em>polis</em> per realizzare un’idea di abitare condiviso.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Alessandra Criconia https://in-bo.unibo.it/article/view/14935 Promesse democratiche ed esiti tecnocratici. Gestione sociale delle pandemie e produzione pubblica di spazio 2022-06-17T18:07:15+02:00 Fabio Parascandolo parascan@unica.it Rossano Pazzagli rossano.pazzagli@unimol.it Daniela Poli daniela.poli@unifi.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>L’articolo inquadra la gestione tecnologica di eventi complessi e globali, fra cui la pandemia di SARS-CoV-2, nella transizione delle democrazie europee verso modelli di controllo e sorveglianza imposti da normalità emergenziali che si susseguono con sempre maggior frequenza. Il testo riflette sulle pandemie che hanno attraversato la storia, sulla traiettoria tecnocratica e digitale delle società contemporanee per concludere col delineare forme di autogoverno a base locale.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Fabio Parascandolo, Rossano Pazzagli, Daniela Poli https://in-bo.unibo.it/article/view/14834 Democrazia in pratica? Una traiettoria verso la collaborazione a Bologna 2022-05-07T10:55:25+02:00 Martina Massari martina.massari@unibo.it Valentina Orioli valentina.orioli@unibo.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Le iniziative promosse da cittadini e comunità emergono sempre più di frequente per affrontare bisogni sociali insoddisfatti con mezzi alternativi rispetto alle politiche e alla pianificazione urbana tradizionale. Nel corso degli anni, la città europea è diventata un campo in cui queste pratiche civiche, collettive e sociali si sono consolidate, grazie alla fertile densità di conoscenza dell'ambiente urbano. Diverse città hanno tentato di passare dalla gestione delle pratiche a un loro riconoscimento politico. La città di Bologna ha lavorato in questa direzione, contando sulla sua tradizionale attitudine a lavorare per colmare il divario tra il livello delle istituzioni e quello delle istanze civiche, con diversi gradi di successo. Il suo percorso amministrativo e urbanistico ha portato a riconoscere la città come <em>modello</em> nel fornire un terreno fertile per il consolidamento di pratiche civiche innovative, alcune delle quali sono state istituzionalizzate nel tempo, mentre altre proseguono la loro azione ancora ai margini delle politiche.</p> <p>Approfondendo la narrazione che propone Bologna come modello di buon governo, questo contributo riflette sulla traiettoria che ha plasmato l'attuale capacità della città di attivare spazi di dialogo, azione civica e co-progettazione con la costellazione di pratiche urbane, in una prospettiva analitico-evolutiva che permette di tracciare la sua configurazione contestuale e politica. L'obiettivo è quello di decostruire e aggiornare la narrazione di Bologna come <em>modello</em>, con una prospettiva critica sul suo sviluppo di fronte alle future sfide urbane.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Martina Massari, Valentina Orioli https://in-bo.unibo.it/article/view/14842 A ritmo di jazz. Il cantiere democratico di Arquitetura Nova 2022-05-07T18:58:32+02:00 Francesca Sarno francesca.sarno@uniroma1.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>I cantieri di autocostruzione collettiva sono figli dei tempi di crisi. Essi rappresentano, quando le condizioni economiche si tramutano in urgenza sociale, una soluzione sì emergenziale, ma al contempo sperimentale, connotandosi come dei veri e propri laboratori architettonici, dal forte impulso democratico.</p> <p>A partire dall’illustrazione di alcune pratiche costruttive, messe in atto nella Regione Metropolitana di San Paolo, il contributo propone una lettura critica delle speculazioni teoriche all’origine di tali pratiche virtuose, quali riconosciuta eredità della ricerca progettuale degli anni ’60 e ’70 del gruppo Arquitetura Nova. Le indagini di Sérgio Ferro, Rodrigo Lefèvre e Flávio Império hanno infatti ispirato, e permeato, l’organizzazione del cantiere per la costruzione di abitazioni e spazi collettivi, destinati a quella popolazione che non ha possibilità di accesso al mercato immobiliare. Le aspirazioni e sperimentazioni di Arquitetura Nova sanciscono l’affermazione di nuovi processi di gestione e realizzazione. Il paradigma costruttivo viene completamente rovesciato, al fine di abbattere la frontiera tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Il progetto, disegnato a priori, perde il suo ruolo per lasciare il posto al contributo individuale.</p> <p>La produzione del gruppo, poco o per nulla nota in Italia, si incentra su un dialogo costante tra tutti gli attori coinvolti nella costruzione: la sfida è realizzare abitazioni secondo nuove relazioni e logiche produttive.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Francesca Sarno https://in-bo.unibo.it/article/view/14924 Police de l’esthétique. Autogoverno e controllo delle trasformazioni sul patrimonio edilizio storico a Saint-Macaire 2022-06-17T17:16:03+02:00 Jean-Marie Billa caup4@wanadoo.fr Daniele Vannetiello daniele.vannetiello@gmail.com <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>L’esperienza cinquantennale di riflessioni, restauri, progetti alla scala architettonica, urbana e socio-economica promossi nella cittadina di Saint-Macaire, sulla Garonna presso Bordeaux – esperienza definita da Françoise Choay “manifesto d’ottimismo in merito alla sopravvivenza della nostra competenza di edificare,” – costituisce un caso di riappropriazione popolare della città storica che ha il pregio della continuità fino all’oggi. Dal cantiere di restauro del chiostro benedettino – il prieuré –, voluto e gestito dai giovani del paese a partire dal 1967, si è passati a traguardare il potere municipale, ben presto raggiungendolo. La fitta attività culturale e associativa promossa da tale posizione ha determinato forme di autorganizzazione sociale che hanno prodotto un’esperienza di sostanziale pianificazione dal basso: in più di tre decenni di governo comunale è stato possibile integrare nella città storica attrezzature collettive collocate in monumenti storici, edilizia residenziale pubblica in edifici rinascimentali, riappropriazione del savoir-faire artigianale, nuovi e vecchi abitanti.</p> <p>Nel saggio si ricostruiscono le fasi di tale esperienza di gestione collettiva delle trasformazioni urbane e si affronta, attraverso esempi macariani, il tema della ricerca permanente di dominio da parte dei detentori del potere culturale ai danni di chi ne è privo, in particolare in materia di controllo dell’estetica urbana e architettonica.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Daniele Vannetiello https://in-bo.unibo.it/article/view/14820 A chi appartiene la città? Strumenti di riappropriazione dello spazio pubblico in una città disegnata (ancora) da uomini. Il caso studio di CHEAP a Bologna 2022-06-17T17:54:04+02:00 Gioacchino Piras Gioacchino.piras@uniroma1.it Silvia Mazzaglia s.mazzaglia@campus.unimib.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Le città contemporanee sono ancora immaginate e pianificate secondo schemi culturali e urbanistici che reiterano geometrie complici del sistema capitalista e patriarcale. In questo processo, i governi cittadini assumono un ruolo centrale attraverso la promozione di politiche e regole aziendaliste da un lato, e progetti di pianificazione urbana escludente dall’altro lato. In entrambi i casi, l’<em>utente ideale</em> della città rimane l’uomo, bianco, cisgender, eterosessuale, abile o comunque i nuclei familiari che vedono questa figura al centro riproducendo la norma ciseteropatriarcale.</p> <p>In questo articolo, dopo aver ripercorso le posizioni di alcune autrici che hanno analizzato e problematizzato la questione dello spazio urbano contemporaneo attraverso le lenti di una prospettiva intersezionale, verrà presentato il caso studio di CHEAP, un collettivo bolognese di arte urbana che, attraverso la pratica della <em>poster art</em>, problematizza la normativizzazione dello spazio pubblico.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Gioacchino Piras, Silvia Mazzaglia https://in-bo.unibo.it/article/view/14844 Tra bigness e small urbanity: i villaggi a nord di Messina 2022-06-17T17:43:02+02:00 Alessio Altadonna aaltadonna@unime.it Marina Arena maarena@unime.it Fabio Todesco ftodesco@unime.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>L’attenzione polarizzante rivolta al dibattito sulla <em>bigness</em>, in particolare (se non esclusivamente) riferita alle aree metropolitane e alle realtà globali, tende ancora a sopravanzare la questione della <em>small urbanity</em>. In un Paese come l’Italia – dove gli insediamenti con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti rappresentano il 69% del totale dei comuni e il 50% del territorio nazionale – l’isolamento endemico di piccoli centri e frazioni sembra poter essere contrastato: è maturata una maggiore conoscenza della storia e delle dinamiche locali; vengono promosse nuove politiche per avversare l’abbandono; sono messe in campo iniziative a sostegno del ritorno ai luoghi; si rilevano forme emergenti di comunità resilienti.</p> <p>La recente ed eclatante richiesta partita dal basso di un referendum per la scissione di una decina dei 47 <em>villaggi</em> che circondano Messina, per dar vita a un nuovo comune denominato Montemare, ha fatto cogliere il senso di marginalità e disuguaglianza percepito dalla comunità locale.<br />Queste frazioni, costiere o collinari (come nel caso delle Masse, oggetto di questo <em>paper</em>), hanno conosciuto una condizione di relativa prosperità fino al Secondo Dopoguerra a cui è seguito un progressivo declino. Il nuovo Piano Regolatore Generale (PRG) di Messina, in corso di redazione, vuole porre i 47 <em>villaggi</em> in una nuova condizione di <em>centralità</em> all’interno degli assi strategici del futuro sviluppo della città e farne oggetto di specifici progetti di recupero che riequilibrino le disparità territoriali.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Alessio Altadonna, Marina Arena, Fabio Todesco https://in-bo.unibo.it/article/view/14818 Il piano e la legge. I domini collettivi della Carnia sulla soglia di una nuova stagione 2022-06-15T11:11:16+02:00 Moreno Baccichet moreno.baccichet@gmail.com <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>L’approvazione della legge nazionale sulle proprietà collettive (2017) e la quasi contestuale approvazione del Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia (2018) stanno introducendo delle novità nei luoghi che maggiormente avevano visto rinascere l’attenzione sulle proprietà collettive. Il saggio prende come esempio una delle aree più dense di rivendicazioni gestionali da parte delle comunità frazionali, uno dei tradizionali quartieri alpini della Carnia, il Canal di Gorto. Un ambiente segnato dalla crisi del popo- lamento e dalla incertezza sulla tenuta delle comunità rispetto alle grandi trasformazio- ni economiche imposte da globalizzazione e delocalizzazione industriale. In quest’area si sono volute descrivere le novità introdotte in questo ultimo lustro per riconoscere se si profilano delle trasformazioni nell’evoluzione della gestione dei patrimoni collettivi.</p> <p>Il riconoscimento nel piano paesaggistico dei cosiddetti “usi civici” in Friuli Venezia Giulia si è rilevato molto parziale nonostante la collaborazione del coordinamento delle proprietà collettive regionali e le nuove indagini degli uffici di pianificazione regionale impegnati nella formazione dello strumento urbanistico. Per contro almeno tre piccoli villaggi nel 2020 hanno rivendicato il diritto democratico di poter gestire in proprio le risorse frazionali per poter garantire vantaggi e servizi agli abitanti. Il processo descritto si colloca all’interno di una rivendicazione democratica di gestione territoriale capace di produrre progettualità pur partendo da sollecitazioni pianificatorie di livello regionale.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Moreno Baccichet https://in-bo.unibo.it/article/view/15147 Verso un planning orientato all’immanenza territorializzante 2022-07-04T23:19:48+02:00 Luciano De Bonis luciano.debonis@unimol.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Il saggio tenta di fornire un contributo nella direzione di un <em>planning</em> più rispondente alle potenzialità di autogoverno comunitario dei luoghi, concentrandosi in particolare su alcune questioni ritenute fondamentali a tal fine, ovverosia: la possibilità di riconcepire la democrazia come <em>demo-dinamica</em>; le relazioni intercorrenti tra sfera politica e sfera urbana in alcune concezioni politiche ispirate all'autodeterminazione comunitaria; un’interpretazione geostorica dell’origine e dell'evoluzione della città, fino alle attuali forme di urbanizzazione regionale; una visione dell’urbano finalmente liberata dal classico dualismo città/campagna, nonché da altri correlati dualismi; la necessità che un <em>planning</em> orientato a favorire forme di autodeterminazione territoriale rinunci a qualsiasi genere di razionalità trascendente. Sulla scorta delle acquisizioni ormai maturate in alcuni filoni interpretativi delle suddette questioni si propone una forma di <em>planning</em> che, per orientarsi verso l'immanenza territorializzante, si basa sul riconoscimento della distinzione del bene comune (e dei processi di <em>commoning</em>) non solo dal bene privato ma anche da quello pubblico, collocandosi inoltre nel quadro di un'impostazione circolarmente sussidiaria che, anche ad assetto istituzionale dato, tenda ad utilizzare al massimo le facoltà autoregolative e <em>autoprogettuali</em> già disponibili per le comunità locali.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Luciano De Bonis https://in-bo.unibo.it/article/view/13642 I limiti di Babele. Forme lessicali e contenuti urbanistici 2022-06-17T15:24:12+02:00 Stella Agostini stella.agostini@unimi.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Le forme del linguaggio lasciano intravedere gli esiti delle politiche urbanistiche. Un linguaggio chiaro, univoco, lontano da proclami demagogici genera un suolo normativo capace di tradurre le strategie in azioni concrete. Meno certi sono gli esiti prodotti da un linguaggio che scompone le linee di governo in un complesso di prospettive parziali.</p> <p>La riforma del Titolo V della Costituzione, che moltiplica i linguaggi urbanistici regionali, si colloca nel quadro di una normativa nazionale ancora d’impronta ricostruttiva, a fronte di un diritto del governo del territorio in trasformazione. Dopo decenni di vincoli, prima per tutelare i beni ambientali, poi per frenarne gli scempi, rispetto a normative nazionali che si orientano ad agevolare lo sviluppo, le Regioni correggo- no la rotta e, per adattarsi alla narrazione della pianificazione locale, inventano propri lessici formando codici generatori di significati tutti da esplorare. Dopo averne tracciato il percorso evolutivo, vengono ricondotte le normative urbanistiche regionali a un quadro sinottico in modo da comparare i lessici in cui si declina la pianificazione territoriale ordinaria. La proliferazione dei vernacoli regionali frammenta il ruolo del Piano e apre una riflessione sul destino di valori territoriali e ambientali affidati a codici interpretativi discrezionali.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Stella Agostini https://in-bo.unibo.it/article/view/14836 La scuola fa città. Il ruolo degli spazi aperti scolastici e di quartiere nelle pratiche di educazione alla democrazia 2022-06-15T10:29:45+02:00 Maria Rita Gisotti mariarita.gisotti@unifi.it Benedetta Masiani benedetta.masiani@unifi.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Il <em>paper</em> propone una riflessione sulla scuola come contesto privilegiato per l’educazione alla democrazia e motore di trasformazione della città pubblica. Attraverso una ricognizione del contesto nazionale e internazionale di esperienze di riappropriazione, recupero e uso creativo delle aree di pertinenza degli edifici scolastici, il testo invita a una riflessione sul potenziale di questi luoghi che, ridisegnati, aperti e messi a sistema, possono costituire gli elementi strategici per una riconfigurazione della città pubblica. Emerge un quadro articolato, vivace e complesso di modi <em>altri</em> di fare scuola, che prova a fornire risposte operative per mettere in atto una pedagogia della transizione che agisca sul piano della formazione, della sostenibilità e dell’impatto sociale; una pedagogia in grado, inoltre, di innescare un circolo virtuoso per rafforzare il capitale umano che gravita intorno alla scuola, e di moltiplicare le sue interazioni con il territorio e contribuire alla crescita di una coscienza democratica. In questo quadro si inserisce il progetto FIABA, sperimentazione attualmente in corso finalizzata a sviluppare una proposta metodologica per la valorizzazione delle scuole come <em>living lab</em> per la città in transizione, andando ad agire sia sulla scala della prossimità e quindi del quartiere, che su quella architettonica del cortile scolastico per la costruzione di una nuova permeabilità tra scuola e città.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Maria Rita Gisotti, Benedetta Masiani https://in-bo.unibo.it/article/view/14806 Osservazione del quartiere attraverso lo sguardo degli adolescenti e possibilità di trasformazione dello spazio 2022-06-17T18:09:37+02:00 Nicolò Budini Gattai nbudinigattai@gmail.com <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>All'interno del Quartiere 4 di Firenze esistono due Isolotti: la prima è una periferia ben disegnata nata negli anni Cinquanta grazie al piano INA-Casa, ispirata ai modelli dei quartieri-giardino inglesi con molto verde pubblico, case basse e ampi spazi pedonali. La seconda, sorta tra gli anni Settanta e Ottanta grazie ai finanziamenti Gescal e del Ministero del Tesoro, è caratterizzata da una concentrazione di grandi condomini separati da spazi verdi ma anche da un tessuto urbano frammentario e da una rarefa- zione delle attività quotidiane. La pandemia da COVID-19 ha stimolato nuove riflessioni sull'importanza dei quartieri come luoghi da cui ripartire per costruire nuove reti di cittadinanza attiva, e per ripensare a usi più flessibili degli spazi di proprietà pubblica. Sulla spinta degli studi della Children's Geographies si vuole dar voce alle geografie del quotidiano degli e delle adolescenti per avere una loro visione del quartiere in quanto attori sociali, osservare le pratiche di appropriazione degli spazi del quartiere e ascoltare alcune loro proposte di riqualificazione urbana. I luoghi non sono solo ambiti di incontro tra visioni, narrazioni e significati simbolici, ma anche strumenti attraverso i quali si afferma pubblicamente qualcosa, dove si compie un atto politico. Un ruolo importante è rivestito dalle caratteristiche materiali e fisiche dei luoghi. All'interno della materialità della strada, della piazza, dei giardini o delle aree condominiali si racchiudono le condizioni che determinano la libertà o la costrizione nella possibilità di azione dei ragazzi e delle ragazze.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Nicolò Budini Gattai https://in-bo.unibo.it/article/view/14841 Architettura per i beni confiscati. Figure del progetto nei territori del conflitto fra democrazia e criminalità 2022-06-17T17:24:41+02:00 Zeila Tesoriere zeila.tesoriere@unipa.it <div class="page" title="Page 1"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>L’articolo affronta il rapporto fra città, territorio e democrazia a partire dai risultati di una ricerca internazionale, che ha indagato le forme peculiari di crisi del pubblico nei territori del conflitto fra Stato e criminalità mafiosa. Le domande di ricerca si situano in un quadro che intende il territorio come luogo elettivo per leggere le tracce costruite dal rapporto fra comunità e poteri illegali. Esse hanno posto la necessità di indagare l’insieme dei beni confiscati reclamando la necessità dell’intervento progettuale per le trasformazioni spaziali, linguistiche e simboliche senza le quali la loro transizione a beni pubblici non può dirsi pienamente compiuta. Riferiti al territorio comunale di Palermo, i laboratori di progettazione architettonica hanno affrontato lo scenario di fondo costituito dai quasi duemila casi (numero di molto sottostimato) censiti dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, e relativo alle forme del Pubblico in un contesto in cui la democrazia è in <em>panne</em>, dove la presenza di forme antidemocratiche che non sono solo antagoniste dello Stato, ma mirano a sostituirlo, non sono un’eccezione ma la regola.</p> <p>Il testo affronta sino in conclusione il rapporto di alimentazione reciproca fra ricerca e didattica del progetto e conclude aprendo nuove piste, all’incrocio fra l’aggiornamento dei temi del <em>droit à la ville</em> e la giustizia spaziale, che guardano al progetto come dispositivo di emancipazione.</p> </div> </div> </div> 2023-06-01T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2023 Zeila Tesoriere