IN_BO. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura https://in-bo.unibo.it/ <strong>IN_BO – ISSN 2036-1602</strong> è una rivista digitale aperta al complesso di discipline dedicate alla formazione degli Ingegneri-Architetti, da anni realizzata nel Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura, presso l'Università di Bologna. Essa nasce con l’obiettivo di mettere a confronto esperienze professionali, di ricerca e di studio sviluppate, in particolare, nell’ambito di settori scientifico-disciplinari legati al progetto del territorio, della città e dell'architettura. Dipartimento di Architettura, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna it-IT IN_BO. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura 2036-1602 <p>I diritti d'autore e di pubblicazione di tutti i testi pubblicati dalla rivista appartengono ai rispettivi autori senza alcuna restrizione.</p><div><p><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/" rel="license"><img src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" /></a></p></div><p>Questa rivista è distribuita con <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/" rel="license">licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Unported</a> (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/legalcode">licenza completa</a>). <br />Vedere anche la nostra <a href="/about/editorialPolicies#openAccessPolicy">Open Access Policy</a>.</p> La <em>Fondation des Monastères</em> in Francia, 1969–2019 https://in-bo.unibo.it/article/view/12454 <p>Il lavoro della <em>Fondation des Monastères</em> è aiutare le comunità per problemi giuridici, immobiliari, e non solo. La questione della chiusura di alcuni monasteri è diventata più importante questi ultimi tempi. La Fondazione tenta perciò di aiutare in tutti i campi: canonico, civile, immobiliare, senza dimenticare l'accompagnamento delle persone.</p> Guillaume Jedrzejczak Hugues Leroy Copyright (c) 2021 Guillaume Jedrzejczak, Hugues Leroy https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 188–191 188–191 10.6092/issn.2036-1602/12454 Suonate, entrate, qualcuno vi accoglie https://in-bo.unibo.it/article/view/12455 <div class="page" title="Page 170"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Ogni luogo ha una storia e carattere nel quale convergono gli aspetti morfologici e con altrettanta forza gli elementi che l’umanità vi ha portato. Se quel luogo è un monastero si assomma quella presenza indefinibile, al contempo quasi palpabile, costituita dalla vita degli uomini e delle donne che là anno dopo anno hanno lavorato, pregato e accolto pellegrini. Rigenerarne gli spazi è impegnativo ma al contempo riveste un grande fascino, chiede coraggio e libertà per ricordare che non siamo soli, ma siamo accompagnati dalla lunga schiera di uomini e donne che là hanno abitato giorno dopo giorno per imparare la difficile e meravigliosa arte del vivere. Rigenerare un edificio non è una operazione di adeguamento funzionale o di rivestimento di contemporaneità. È un esercizio culturale: ascoltare, comprendere e scoprire il carattere dell’edificio per farne ricominciare una nuova vita. Rigenerare è una operazione profetica attraverso la quale lo spazio costruito ritorna a vivere di vita propria, secondo le forme, i ritmi, le modalità che chi lo abita susciterà. Il progetto quindi non può esimersi dal prendere posizione verso la realtà, verso la società, verso la <em>polis</em>, in cui si colloca e nel caso di un edificio religioso verso la chiesa nella quale si trova. I dieci anni di studio, prima del progetto di restauro del monastero di San Masseo (Assisi), ci hanno permesso di comprendere alcune coordinate necessarie per poter vedere, al di là dell’abbandono, delle macerie, delle superfetazioni ciò che le pietre viventi ci narrano.</p> </div> </div> </div> Michele Badino Copyright (c) 2021 Michele Badino https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 192–209 192–209 10.6092/issn.2036-1602/12455 Un pezzettino di terra sotto un fazzoletto di cielo https://in-bo.unibo.it/article/view/12456 <p>Questo intervento da parte delle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati a Roma, tenutosi durante i lavori della <em>summer school</em> a Lucca, definisce i luoghi chiave di vita monastica che si possono trovare in ogni monastero. Prima ancora di essere un bene culturale e ecclesiastico, un monastero rappresenta la casa di chi lo abita, con le proprie consuetudini e specificità.</p> Monache Agostiniane Copyright (c) 2021 Monache Agostiniane Quattro Santi Coronati https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 210–213 210–213 10.6092/issn.2036-1602/12456 Dall’<em>hospitium</em> all’<em>hortus medicus</em>: le radici della sanità pubblica https://in-bo.unibo.it/article/view/12457 <p>La sanità pubblica, come oggi noi la concepiamo, è frutto di una lunga evoluzione storica, sociale e religiosa che ha, in oriente, le prime forme di anacoretismo di Sant’Antonio Abate, in occidente, nel monachesimo di San Benedetto e di San Colombano. Dai primi <em>hospitia</em> che proteggevano i pellegrini nei cammini verso la Terra Santa, si sviluppano strutture legate ai monasteri e alla Regola di San Benedetto, per passare poi lentamente a strutture più articolate dotate di orti dei semplici con annesse vere e proprie infermerie e farmacie primitive. Le strutture, dapprima ad uso solo dei monaci, divengono presto strutture per i pellegrini e i forestieri, punti di riferimento della sanità pubblica. La secolarizzazione di tali strutture porta alla creazione di ospedali annessi a cattedre di medicina e botanica forniti di orti medici dove venivano coltivare le erbe medicinali usate per i malati, Un esempio ancora in funzione è l’Ospedale di Santa Maria Nuova in Firenze.</p> Paolo Luzzi Copyright (c) 2021 Paolo Luzzi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 214–223 214–223 10.6092/issn.2036-1602/12457 La memoria e la città. Rigenerare il complesso salesiano a Faenza https://in-bo.unibo.it/article/view/11197 <p>Il complesso salesiano di Faenza si sviluppa dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, dopo l’arrivo dei Salesiani in città, fino a comprendere un intero isolato a ridosso delle mura meridionali della città, anticamente destinato a orti. Si tratta del più esteso comparto a gestione unitaria interno al centro storico. Non solo per tale ragione il complesso rappresenta una risorsa per la città: il ruolo centrale riservato alla promozione dei giovani da parte dei padri salesiani ha consolidato nel tempo un rapporto unico tra questi spazi e generazioni di cittadini, al punto da poterli considerare come <em>luogo della memoria urbana</em> faentina contemporanea. A riprova di ciò, quando dopo anni di progressiva contrazione delle attività l’ispettoria generale chiude l’opera salesiana e decide di vendere gli immobili, la città si mobilita e procede all’acquisizione, raccogliendo una sfida niente affatto scontata: rigenerare il comparto in tempo di crisi economica e finanziaria, senza sacrificarne l’unitarietà, il valore di memoria e la vocazione educativa. Si intendono qui descrivere le condizioni e il percorso che hanno condotto al completamento degli interventi, basandosi su principi innovativi: il riconoscimento delle potenzialità come risorse urbane, lo sviluppo di una piattaforma pubblica di coinvolgimento degli attori (dai cittadini agli investitori privati), il progetto come strategia processuale.</p> Andrea Luccaroni Copyright (c) 2021 Andrea Luccaroni https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 224–233 224–233 10.6092/issn.2036-1602/11197 Restauro della chiesa di San Pellegrino e allestimento del deposito dei gessi https://in-bo.unibo.it/article/view/11098 <p>La Chiesa di San Pellegrino nel centro storico di Lucca prende il proprio nome dalla sua posizione lungo Via San Pellegrino, oggi Via Galli Tassi: il percorso più a Nord di accesso alla città di Lucca della Via Francigena. Le uniche fonti storiche rilevate sono le visite pastorali rintracciate presso l’Archivio Storico Diocesano. Ampliata alla metà del XVII secolo con la grande aula voltata, divenne centro di pellegrinaggio e di preghiera per le ricche famiglie del quartiere. Nell’anno 1808 la Chiesa di San Pellegrino fu chiusa al culto. Nel XX secolo fu sede di un’officina organaria e più recentemente divenne un magazzino. La Chiesa versava in uno stato di degrado avanzato, l’obiettivo posto dalla committenza è stato quello di restaurare gli esterni, le coperture e gli interni con l’intento di trasferirvi la collezione di calchi di gesso del Polo Museale Toscano. La collezione è formata da 231 pezzi datati dalla metà XIX sec. alla metà del XX sec. Quando abbiamo visitato per la prima volta la Chiesa siamo rimasti affascinati dalla straordinaria luce naturale che filtrava dalle finestre e metteva in risalto la grande spazialità interna. L’intervento progettuale è stato impostato alla massima economicità e rispetto del manufatto storico, lo spazio è stato riportato all’antico splendore e la luce sia naturale che artificiale è la materia che definisce lo spazio.</p> Patrizia Pisaniello Copyright (c) 2021 Patrizia Pisaniello https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 234–247 234–247 10.6092/issn.2036-1602/11098 Monica Della Volpe: un lavoro di pensiero, di elaborazione, di discernimento https://in-bo.unibo.it/article/view/12458 <p>Intervista a Monica Della Volpe (Fondazione Monasteri), a cura di Luigi Bartolomei.</p> Luigi Bartolomei Monica Della Volpe Copyright (c) 2021 Luigi Bartolomei, Monica Della Volpe https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 248–251 248–251 10.6092/issn.2036-1602/12458 L’attività dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI https://in-bo.unibo.it/article/view/12351 <p>I vescovi italiani hanno dotato il nuovo Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI di nuove Disposizioni e Regolamento per l’erogazione dei fondi 8xmille sulla base delle richieste presentate dalle Diocesi italiane. Al fine di provvedere nel modo più adeguato alle necessità di culto e per salvaguardare il patrimonio storico culturale ecclesiastico sul territorio, le Diocesi hanno avviato dal 1996 l’inventariazione dell’intero patrimonio (chiese, opere d’arte e liturgiche, libri e carte di archivio) in stretta collaborazione con il MiBACT utilizzandone gli standard catalografici. Le banche dati sono consultabili sul sito anche con una interrogazione <em>cross domain</em> di oltre 10.500.000 oggetti. Il portale propone la narrazione dei beni, che rimangono vivi nelle comunità e ne rappresentano i valori spirituali, culturali e relazionali. Anche gli ordini religiosi hanno avviato l’inventario dei beni culturali di loro proprietà utilizzando CEI-Ar (44 archivi) e SBN nel Polo PBE (122 biblioteche). Nuove progettualità rappresentano il patrimonio sul territorio definendo i confini delle Diocesi in formato digitale. Dai contenitori (chiese e immobili ecclesiastici) ai contenuti, si descrivono le condizioni e i rischi che corrono, per una più efficace programmazione degli interventi. Le Diocesi hanno avviato progettualità culturale integrate fra musei, archivi e biblioteche e una efficace comunicazione “il <em>social</em> dei beni”.</p> Valerio Pennasso Copyright (c) 2021 Valerio Pennasso https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 40–45 40–45 10.6092/issn.2036-1602/12351 Patrimonio ecclesiale, territorio e società: strumenti di conoscenza e dibattito storico-critico https://in-bo.unibo.it/article/view/12352 <p>La pluralità di linguaggi architettonici, soluzioni costruttive e assetti proprietari del patrimonio religioso italiano è espressione della ricca storia ecclesiale dei diversi luoghi in cui la Chiesa ha sviluppato processi di territorializzazione. Esito di tali processi è un patrimonio ancora difficilmente documentabile nella sua quantità e distribuzione spaziale, ma la cui conoscenza a scala vasta è il presupposto necessario per ogni intervento puntuale di trasformazione e riuso. Il saggio presenta un quadro di sintesi relativo agli strumenti di conoscenza disponibili sul patrimonio di interesse religioso e al dibattito critico internazionale sui metodi di analisi storica e di proposta di riuso. In conclusione vengono sottolineate alcune prospettive di sviluppo del tema secondo il recente documento del Pontificio Consiglio della Cultura.</p> Andrea Longhi Copyright (c) 2021 Andrea Longhi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 46–59 46–59 10.6092/issn.2036-1602/12352 Beni culturali ecclesiali e dismissione del patrimonio monastico https://in-bo.unibo.it/article/view/12353 <p>Il lavoro prende le mosse dall’analisi della rilevanza dei culturali ecclesiali per l’ordinamento della Chiesa, per la funzione simbolico-rappresentativa dei valori spirituali incarnati nella tradizione ecclesiale, e rileva la necessità di prevedere appositi strumenti di tutela che ne promuovano la fruizione da parte della comunità. Applicando una interpretazione estensiva della nozione di sacralità, si ritiene di poter estendere ai beni dei patrimoni monastici la qualifica di beni culturali ecclesiali, connotati dai caratteri di preziosità, culturalità e sacralità. Per garantire il rispetto del valore simbolico-sacrale di tali beni anche quando non sia possibile mantenere la destinazione originaria, si propone di adattare, di fronte alla mancanza di norme specifiche, le disposizioni vigenti per la riduzione ad uso profano dei luoghi di culto che stabiliscono precise condizioni e cautele per assicurare il decoro dovuto alla loro dignità intrinseca.</p> Ilaria Zuanazzi Copyright (c) 2021 Ilaria Zuanazzi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 60–69 60–69 10.6092/issn.2036-1602/12353 La casa religiosa: dalla <em>vita comune</em> alla tutela del bene ecclesiastico. Itinerari canonistici https://in-bo.unibo.it/article/view/12354 <p>Il percorso di questo contributo copre un argomento piuttosto vasto e declinabile sotto diversi aspetti. A partire dal valore proprio della <em>casa</em>, per un istituto religioso, e soprattutto dalla sua importanza per perseguire le finalità della vita consacrata in genere e dell’istituto in specie, si analizza cosa si intende nel diritto canonico per <em>vita comune</em>, e quali le esigenze che ne derivano per i singoli membri e per le comunità. Poiché gli Istituti religiosi stanno vivendo in ogni parte del mondo processi di riorganizzazione e di ristrutturazione, processi che richiedono cura, attenzione e discernimento, si evidenzierà come la fedeltà al carisma fondazionale e al conseguente patrimonio spirituale di ciascun Istituto sia il primo criterio di valutazione delle decisioni e degli interventi che si compiono negli Istituti, a qualsiasi livello, anche in riferimento al bene specifico della <em>casa religiosa. </em>Infine, un ulteriore passaggio mostrerà come la <em>casa religiosa</em> abbia notevole importanza anche come <em>bene ecclesiastico</em> da tutelare e da valorizzare, sempre rispettando la sua natura e la sua finalità, esaminando brevemente alcuni documenti magisteriali che disciplinano l’argomento, in particolare quelli emanati dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.</p> Maia Luisi Copyright (c) 2021 Maia Luisi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 70–83 70–83 10.6092/issn.2036-1602/12354 La valutazione immobiliare dei monasteri nell’ipotesi di riuso funzionale https://in-bo.unibo.it/article/view/12355 <p>Il monastero non è un immobile privato propriamente inteso e non ha un valore di mercato perché non vi sono transazioni per tale destinazione d’uso sul mercato immobiliare. Definito un progetto di ristrutturazione edilizia che trae origine dalle destinazioni d’uso compatibili che la domanda sociale locale di spazi saprà esprimere, il valore del monastero nell’attuale stato di fatto coincide con il valore di trasformazione. Esso deriva da una elaborazione concettuale per la determinazione del valore finale del monastero, pronto ad essere riutilizzato. Se non esiste mercato per il monastero nell’attuale stato di fatto, neppure in seguito ad un intervento di riuso il monastero avrà un valore di mercato. Approssimando questo valore del monastero valorizzato con il valore di mercato di beni privati simili per dimensioni e caratteristiche, è possibile cogliere unicamente il valore d’uso reale del bene, uno dei tre valori che costituiscono il valore economico totale del monastero. Occorre invece determinare, attraverso un planivolumetrico, i costi necessari alla trasformazione. Essi rappresenteranno il costo dell’uso del bene, o l’investimento necessario, per potere usare l’immobile. La fattibilità economico-finanziaria sarà verificata se gli esborsi dell’investimento aggiunti delle uscite di cassa attualizzate per la gestione immobiliarepreviste nell’orizzonte temporale dell’investimento saranno inferiori alle entrate attualizzate che le nuove funzioni potranno generare in termini di remunerazione per l’uso dello spazio (locazione, diritto di superficie, ecc.) aggiunte dei contributi pubblici.</p> Stefano Stanzani Copyright (c) 2021 Stefano Stanzani https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 84–91 84–91 10.6092/issn.2036-1602/12355 L'ex Monastero Agostiniano a Vicopelago, Lucca: da Villa Buonvisi a luogo di vita contemplativa https://in-bo.unibo.it/article/view/12356 <p>La Villa di Vicopelago è menzionata tra le proprietà dei Buonvisi a partire dal 1600, quando Geronimo Buonvisi istituisce con il proprio testamento il fedecommesso grande della famiglia. Venduta al Seminario di San Martino nel 1756 da Francesco Buonvisi, è acquisita dal demanio nel 1809 in seguito alla politica di secolarizzazione degli enti religiosi voluta da Napoleone e attuata a Lucca dai Principi Baciocchi. Assegnata nello stesso anno al Real Collegio, viene acquistata nel 1886 dalle Monache del Monastero di S. Nicolao Novello, in cerca di una nuova sede dopo le soppressioni dell’età napoleonica prima e del Regno d’Italia poi. È infine dismessa nel 1999 con il trasferimento della comunità monastica a Cento. La ricerca di archivio ha permesso di ricostruire i passaggi di proprietà, il disegno degli spazi anche esterni, nonché le trasformazioni di cui la Villa è stata oggetto nel corso dei secoli, e di predisporre un importante strumento conoscitivo per i futuri interventi di recupero e restauro del complesso.</p> Stefania Aimar Copyright (c) 2021 Stefania Aimar https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 92–107 92–107 10.6092/issn.2036-1602/12356 Ipotesi di processo di riuso adattivo e valorizzazione sociale degli immobili ecclesiastici https://in-bo.unibo.it/article/view/12453 <div>In Italia nel prossimo futuro gli immobili ecclesiastici in disuso o abbandonati, e le case religiose in particolare, sono destinati ad aumentare. Papa Francesco ha promosso eventi e testi suggerendo modalità e prospettive di riuso. A seguito dell’analisi di due casi di studio di valorizzazione immobiliare sociale di case religiose – la comunità di famiglie <em>Il chiostro</em> nel convento cappuccino di Cerro Maggiore (Milano) e il progetto FOQUS di Napoli presso l’istituto Montecalvario – si è giunti a formulare un’ipotesi di processo di riuso adattivo nel rispetto della natura dei beni ecclesiastici. Le case religiose oggetto di analisi, ancora di proprietà ecclesiastica, sono gestite da enti del terzo settore con finalità coerenti con quelle della proprietà e rispettano criteri di sostenibilità architettonica, sociale ed economica ai quali si aggiungono quelli di tipo ecclesiale. È opportuno che il riuso adattivo delle case religiose segua i principi dell’economia circolare e della conversione ecologica nel rispetto dell’ambiente e della giustizia sociale invocate dal magistero pontificio e con l’enciclica <em>Laudato si’ </em>in particolare<em>. </em>La valorizzazione immobiliare sociale delle case religiose deve essere un processo sostenibile e coerente con i valori intrinseci del patrimonio ecclesiastico, della dottrina della Chiesa e del bene comune.</div> Francesca Giani Copyright (c) 2021 Francesca Giani https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 108–119 108–119 10.6092/issn.2036-1602/12453 Patrimonio ecclesiastico, rischio e pianificazione: un approccio a scala vasta alla cura e alla prevenzione https://in-bo.unibo.it/article/view/11215 <p>Il patrimonio architettonico di interesse religioso innerva in maniera capillare il territorio italiano ed è soggetto a tutte le pericolosità che qui trovano particolare concentrazione (sismica, alluvionale, da frana o incendio, ecc.). L’esposizione a diversi tipi di rischio, aggravata dal sottoutilizzo e da frequenti situazioni di insufficiente manutenzione, rende attuale e necessario lo sviluppo di strategie di tutela, riuso o trasformazione di questo patrimonio al fine di garantirne la sicurezza e la conservazione. In questa prospettiva, il contributo presenta i primi esiti di un progetto di ricerca, condotto al Politecnico di Torino, mirato alla definizione di un’istruttoria per lo sviluppo di metodi di analisi speditivi della vulnerabilità e dei rischi cui è soggetto il patrimonio ecclesiastico, nel territorio di riferimento, da utilizzare a sostegno della gestione dei beni e nella pianificazione di interventi e attività. Tale strumento è stato sviluppato solamente a partire dalla diponibilità di informazioni sistematiche e aggiornate, acquisite da banche dati <em>open-access</em>, sul patrimonio e può essere utilizzato affinché nuove strategie di riuso e trasformazione siano ottimizzate secondo criteri di idoneità territoriali, strutturali e distributive, ecc. Sebbene il metodo proposto non possa attualmente essere applicato al patrimonio degli ordini e delle congregazioni religiose – tema qui proposto alla nostra riflessione –, poiché non ancora coinvolto in operazioni sistematiche di censimento e catalogazione, le possibilità di valutazione offerte dallo strumento presentato apre a nuove prospettive di approfondimento e analisi che potranno essere condotte in futuro.</p> Giulia De Lucia Copyright (c) 2021 Giulia De Lucia https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 120–135 120–135 10.6092/issn.2036-1602/11215 Monasteri dismessi: proposte per una soluzione giuridica https://in-bo.unibo.it/article/view/10833 <p>La dismissione dei monasteri solleva notevoli problematiche dal punto di vista giuridico. Occorre, dunque, ricercare gli strumenti giuridici, sia di diritto civile, sia di diritto amministrativo che, nel rispetto della cornice fornita dal diritto canonico, possano consentire in concreto la valorizzazione culturale e il riuso di questi edifici, riuscendo a conciliare le esigenze di fattibilità economica con i possibili nuovi usi profani, mantenendo, laddove possibile, la proprietà in capo all’ente ecclesiastico. Per questo, accanto ai classici strumenti dei diritti reali di godimento (superficie e usufrutto) ovvero dei diritti relativi (locazione, affitto e comodato), occorre meglio indagare l’applicabilità di altri istituti, quali gli accordi per la valorizzazione dei beni culturali di proprietà privata e le sponsorizzazioni di cui rispettivamente agli artt. 113 e 120 del codice dei beni culturali e del paesaggio, nonché il <em>trust</em>, il <em>project management</em> e il <em>project financing</em>. Questi strumenti potrebbero essere utilizzati, tuttavia, sotto il controllo di un ente fondazionale, attorno al quale radunare e conciliare i diversi interessi rappresentati dagli <em>stakeholder</em>. È questo l’auspicio per una “nuova via di redenzione” che possa far rinascere l’ex monastero di Vicopelago, ovvero il caso di studio esaminato dalla Lucca Summer School, verso nuovi usi sociali, artistici e culturali compatibili con la sua storia e le diverse funzioni che questo bene ha saputo assumere nel corso del tempo.</p> Davide Dimodugno Copyright (c) 2021 Davide Dimodugno https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 136–161 136–161 10.6092/issn.2036-1602/10833 Strategie per il riuso adattivo del Monastero di Sant’Agostino a Vicopelago https://in-bo.unibo.it/article/view/11278 <p>Il tema del riuso del patrimonio culturale religioso dismesso è da anni al centro dell’attenzione nel dibattito nazionale ed internazionale. La vastità e l’importanza di tale patrimonio, elemento connotante del paesaggio e della vita delle comunità nate attorno ad esso, evidenzia con estrema urgenza la questione aperta sul suo futuro e quindi sull’individuazione di strategie coerenti con il complesso di valori di cui è portatore. Il diverso approccio adottato in casi di riuso già realizzati ha mostrato punti di forza e fragilità dei processi implementati e ha richiamato l’attenzione sulla necessità di individuare dei criteri-guida condivisi per l’elaborazione di una metodologia esportabile ma anche adattabile ai diversi contesti. La <em>summer school</em> “Nuovi scenari per patrimoni monastici dismessi. Casi lucchesi tra memorie monastiche ed eredità pucciniana” ha rappresentato un’occasione di proficuo dibattito interdisciplinare per approfondire il tema del riuso del patrimonio culturale religioso da una prospettiva sia teorico-conoscitiva che pratico-operativa. Partendo dallo studio di alcune buone pratiche, la sperimentazione sul caso studio dell’ex Monastero di Sant’Agostino a Vicopelago (Lucca) ha portato all’elaborazione di diverse proposte progettuali che sono state presentate agli <em>stakeholder</em> locali, come primo esito degli studi condotti e come primo <em>step</em> del processo di riconversione della struttura.</p> Martina Bosone Silvia Iodice Copyright (c) 2021 Martina Bosone, Silvia Iodice https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 162–187 162–187 10.6092/issn.2036-1602/11278 La fotografia quale strumento per il recupero dei luoghi https://in-bo.unibo.it/article/view/12459 <p>La necessità di recupero del patrimonio dismesso o in fase di dismissione rappresenta una sfida per la pratica architettonica contemporanea e una preoccupazione per chi ne detiene il possesso o ne deve governare la trasformazione in seno alle collettività locali. È in questo quadro che, ad affiancare metodologie e tecniche proprie della prassi progettuale a varie scale, possiamo registrare – quale ulteriore strumento disponibile a servizio degli attori impegnati in processi rigenerativi – la fotografia, intesa non soltanto come mero dispositivo di documentazione, ma come attivatore e acceleratore di processi di rivitalizzazione. Attraverso di essa, l’attenzione per i valori comunitari stratificati in qualsiasi bene architettonico e paesaggistico – singolo o diffuso – può entrare a far parte delle iniziative di coinvolgimento delle comunità locali, lungo tutto il processo di trasformazione.</p> Elena Franco Copyright (c) 2021 Elena Franco https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 252–269 252–269 10.6092/issn.2036-1602/12459 Prefazione https://in-bo.unibo.it/article/view/13474 <p>Prefazione al numero speciale&nbsp;<em>in_bo&nbsp;</em>vol. 12, n. 6 (2021)</p> Luigi Bartolomei Ernesto Antonini Copyright (c) 2021 Luigi Bartolomei, Ernesto Antonini https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 2–3 2–3 10.6092/issn.2036-1602/13474 La casa comune. Significati e statistiche, problemi e progetti per i beni culturali delle comunità di vita consacrata https://in-bo.unibo.it/article/view/13222 <p>Questo testo nasce con l’intento di garantire un quadro di unione agli interventi specialistici che compongono il volume, e favorire i presupposti per un orientamento critico sulle condizioni, sulle politiche e sulle istituzioni che intervengono nella gestione dei beni culturali delle comunità di vita consacrata, specialmente in occasione delle chiusure e delle dismissioni di conventi e case di vita comune. Questo contributo considera il fenomeno delle chiusure secondo un approccio olistico, presentandone i diversi aspetti e punti di vista: da quello esterno degli osservatori intellettuali, a quello interno delle stesse comunità religiose. Il destino dei beni culturali è descritto come parte di un fenomeno complesso che coinvolge le comunità religiose e la comunità civile, con riverberi sul piano patrimoniale, ecclesiale, giuridico e anche psicologico. Per misurarsi con l’ampiezza di queste argomentazioni, il testo presenta uno sviluppo tripartito. Nella prima parte si illustrano le specificità proprie dei beni culturali delle comunità di vita consacrata, tenendo in particolare considerazione l’interdipendenza tra comunità e beni, il rapporto tra beni mobili e immobili e la relazione tra tradizione e conservazione, nell’evolversi della concezione ecclesiale e canonica dello stesso concetto di <em>beni culturali</em>. La seconda parte offre un quadro di statistiche circa la presenza dei religiosi, delle religiose e delle loro case in Italia, in Europa e nel Mondo, con indici di variazione riferiti agli ultimi 30 anni, a partire dai dati dell’<em>Annuarium Statisticum Ecclesiae. </em>Pur nell’assenza di rilievi censori, sono offerte anche alcune considerazioni circa gli insediamenti delle nuove comunità di vita consacrata. Nella terza parte si presentano i soggetti istituzionali che accompagnano le comunità di vita consacrata nei percorsi di dismissione e alienazione dei beni, sottolineandone anche le assenze, i valori e i significati che potrebbero orientare programmi e progetti.</p> Luigi Bartolomei Copyright (c) 2021 Luigi Bartolomei https://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0 2021-09-09 2021-09-09 12 6 10–39 10–39 10.6092/issn.2036-1602/13222