La fabbrica dell’abbandono. Territori vulnerabili e nuove economie estrattive del patrimonio pubblico in Italia

Autori

  • Elena Granata Politecnico di Milano

DOI:

https://doi.org/10.60923/issn.2036-1602/25835

Parole chiave:

produzione dello spazio, patrimonio pubblico, vulnerabilità territoriale, economie estrattive, bene comune

Abstract

L’abbandono di manufatti o interi territori è spesso interpretato come esito di processi spontanei di declino demografico, crisi economica o obsolescenza funzionale del patrimonio costruito. Il presente contributo propone una lettura alternativa, assumendo l’abbandono non come condizione residuale ma come esito (anche) di una produzione politica dello spazio.

Attraverso l’analisi del patrimonio pubblico dismesso e delle trasformazioni recenti delle politiche urbane in Italia, si sostiene che l’abbandono costituisca un dispositivo di governo territoriale che produce vulnerabilità sociale e disponibilità spaziale. Tale disponibilità viene successivamente intercettata da economie estrattive di valorizzazione immobiliare e finanziaria. La progressiva ritrazione dello Stato, la riduzione della capacità manutentiva pubblica e la finanziarizzazione del patrimonio collettivo delineano una geografia apparentemente duale ma in realtà unitaria, nella quale aree interne spopolate e città ad alta pressione immobiliare rappresentano esiti convergenti di una stessa trasformazione del rapporto tra pubblico, territorio e abitare.

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Pubblicato

2026-08-05

Come citare

Granata, E. (2026). La fabbrica dell’abbandono. Territori vulnerabili e nuove economie estrattive del patrimonio pubblico in Italia. IN_BO. Ricerche E Progetti Per Il Territorio, La Città E l’architettura, 17(21), 10–15. https://doi.org/10.60923/issn.2036-1602/25835