Povertà urbane e tradizione civica dell’accoglienza

Autori

  • Ilaria Agostini Università "La Sapienza"

DOI:

https://doi.org/10.6092/issn.2036-1602/7871

Parole chiave:

Città, Accoglienza, Disuguaglianze sociali, Securitarismo, Architettura ospedaliera medievale

Abstract

Nelle città si muovono individui che vivono in assenza di diritti civili, di benessere, salute, socialità: senza casa, nomadi, “clandestini”, camminanti ed erranti, asilanti e apolidi, mendici, mutilati di guerre lontane dalla sicura Europa. La loro presenza genera da una parte diffidenza e sospetto, dall’altra mette alla prova la coscienza civile della società contemporanea. È un memento mori: un lutto incombente per la possibile perdita dello status di cittadino. La città storica si è dimostrata capace di accogliere marginalità e devianze, sia con istituzioni sia con dispositivi architettonici. La città neoliberista, generatrice di diseguaglianze sociali, gestita nel segno del securitarismo, ha ancora spazio per tali presenze inquiete ed inquietanti? Le tratta come “scarti”, o viceversa è capace di conferire loro la dignità di un diverso abitare in una convivenza universale?

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Pubblicato

2018-07-10

Come citare

Agostini, I. (2018). Povertà urbane e tradizione civica dell’accoglienza. IN_BO. Ricerche E Progetti Per Il Territorio, La Città E l’architettura, 8(12), 6–21. https://doi.org/10.6092/issn.2036-1602/7871