Massimo Carmassi. L'architetto pubblico e il patrimonio edilizio della città di Pisa
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.2036-1602/22757Parole chiave:
architetto pubblico, ufficio tecnico comunale, patrimonio pubblico, amministrazione locale, PisaAbstract
Negli anni Settanta, Pisa fu guidata da un’amministrazione comunista che segnò un periodo di particolare attenzione alla qualità architettonica e alla valorizzazione del patrimonio pubblico, grazie anche alla collaborazione con Massimo Carmassi, architetto pisano di fama internazionale e dirigente dell'Ufficio Progetti – ufficio tecnico comunale – dal 1974 al 1990. L'allineamento tra politiche pubbliche adeguate e progettazione di qualità consentì infatti a questo di affrontare le numerose criticità urbane mediante interventi di conservazione e rifunzionalizzazione del patrimonio esistente, oltre che di realizzazione di nuove opere pubbliche.
Attraverso l’analisi di alcuni interventi chiave elaborati dall’Ufficio per il centro storico – tra cui il recupero di Palazzo Lanfranchi, il restauro del Teatro Verdi, il recupero degli edifici in via dell’Occhio, la ricucitura urbana di San Michele in Borgo e il progetto per le mura medievali – questo saggio analizza il metodo operativo sviluppato da Carmassi, soffermandosi sui fattori politici, economici, sociali e tecnici che hanno influenzato l'esito, non sempre positivo, di quei progetti.
Il caso di Pisa costituisce un’occasione per riflettere sulla figura dell’architetto pubblico, un ruolo oggi sempre più marginalizzato. A partire da quegli anni, infatti, i mutamenti economici e politici internazionali hanno determinato, in Italia e in Europa, una progressiva riduzione delle funzioni degli uffici pubblici, con un crescente affidamento da parte delle amministrazioni a progettisti esterni, spesso guidati da logiche competitive.
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