Le chiese e la città | DEADLINE EXTENDED

2023-08-10

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Le chiese e la città| in_bo vol. 16, no. 8

Promotore DA - Dipartimento di Architettura, Università di Bologna

A cura di Luigi Bartolomei, Federica Fuligni, Gianluca Buoncore

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INTRODUZIONE

Nei primi vent’anni del secolo XXI si sono costruiti o completati in Italia in media una decina di complessi parrocchiali l’anno. Si tratta di una produzione che può apparire in controtendenza con i rilievi, confermati ormai da una moltitudine di osservatori, di una contrazione della pratica religiosa in Italia. Le chiese, tuttavia, seguono le dinamiche abitative, e se tante rimangono memoria di comunità migrate, nuovi edifici di culto sorgono ove un nuovo addensarsi della popolazione si manifesta. Questa vivace attività progettuale ed edilizia ha generato dibattiti sulla forma delle chiese, sul loro linguaggio architettonico, sull’impianto liturgico.

Periferica, se non del tutto assente, la riflessione sul modello spaziale dei complessi parrocchiali, sulla loro origine e concezione, sul loro pro- gramma funzionale e volumetrico, sul loro ruolo e significato nelle città in relazione alle forme e all’articolazione con cui essi si manifestano, alle tradizioni delle Chiese particolari, ai diversi paesaggi. Nel silenzio della riflessione critica, la gran parte delle nuove edificazioni tende a reiterare un modello consolidato in un’articolazione di pieni e vuoti ad alta permeabilità pubblica: una chiesa, un salone, spazi per l’incontro e la formazione, una casa canonica e un sagrato, variamente aggregati in una cittadella di liturgia e servizi, dimensionata secondo la densità abitativa dell’intorno territoriale. Con i complessi parrocchiali si è disegnata una riconoscibile infrastruttura territoriale che fu regola alla riconfigurazione insediativa della penisola, al sud come al nord, nelle città come nei centri minori. Ovunque i nuovi quartieri ne risultarono tessuti isomorfi, sorti per accostamento di cellule omologhe, con la parrocchia a configurare un nucleo, per ricreare ovunque la struttura tipica dei centri storici.

Degli anni della ricostruzione è la maturazione del modello di complesso parrocchiale per come ancor’oggi esso viene concepito. Alla determinazione della sua immagine contribuirono senz’altro il ruolo urbanistico, la sperimentazione di nuove modalità di partecipazione liturgica, le possibilità espressive e tecniche che i nuovi materiali da costruzione (cemento armato in testa) potevano garantire al disegno di spazi ampi e accoglienti. Intrinseca a questa immagine resta una condizione culturale storicamente determinata: l’identità tra comunità religiosa e comunità civile, tra religione e cristianesimo che, in mancanza di una revisione critica del modello, ogni nuova declinazione tende a riprodurre con inevitabile condizionamento dei comportamenti e delle relazioni.

Queste corrispondenze sono invece entrambe risolte. Sottoporre il ruolo e – quindi – il modello dei complessi parrocchiali a una verifica appare dunque urgente se non tardivo, stante l’accelerazione nei mutamenti nella compagine sociale, la ristrutturazione radicale di ogni costruzione culturale (dall’idea di natura, alla comprensione di famiglia e di genere), la frantumazione di ogni narrazione unitaria – e di ogni autorità – che si ponga a qualsiasi livello (morale, politico, religioso) come principio di interpretazione o fruizione del mondo.

Una revisione nei modelli dei centri parrocchiali si esige sia ex parte ecclesiae, perché essi possano corrispondere efficacemente allo scopo primario per cui essi sorgono e si specificano nell’attuale prospettiva ecclesiale, sia ex parte mundi, per verificare il ruolo che essi possono giocare nel disegno della città, nell’offerta di servizi, nella costruzione di una sua immagine.

La questione non tocca solo i complessi in progettazione o erigendi, ma anche quelli già costituiti, la cui presenza muta in termini di rappresentatività, ruolo e interpretazione. Da immagini del centro, essi sono divenuti uno tra i centri, in una dimensione urbana che si è fatta policentrica e che, non a caso, ammette il suo duale nella rete, connessione senza gerarchia di centri.

Cerniere tra Chiesa e mondo, l’interrogativo sui complessi parrocchiali comporta una interpretazione sinottica di entrambi i termini della questione, con evidente amplificazione della complessità e delle competenze necessarie a dipanarla.

Aggrava ulteriormente la difficoltà dell’analisi il fatto che tra i due termini non si vi sia un regime di opposizione. Ciò non solo perché la Chiesa si fa carico dei travagli e delle attese del mondo, ma perché la Chiesa stessa, nella sua dimensione sociale, del mondo è porzione.

Le conseguenze di quest’ultima considerazione si misurano anzitutto numericamente, nel calo radicale dei credenti e dei frequentanti la pratica religiosa. Conseguente e proporzionale anche la diminuzione dei sacerdoti, il cui numero già si dimostra inferiore rispetto a quello delle parrocchie e delle strutture da gestire. L’idea di complesso parrocchiale non necessita dunque solo di una revisione relativa alla sua conformazione spaziale, ma anche al suo modello giuridico e gestionale, per consentire una diversa organizzazione ed una effettiva e sostanziale nuova distribuzione delle responsabilità.

Il tema è reso particolarmente delicato, perché se le parrocchie sono “figura della Chiesa,” una loro riorganizzazione implica anche una re-interpretazione della Chiesa stessa.

La presente iniziativa propone una revisione critica di un’impronta insediativa che, nonostante l’innegabile importanza nella strutturazione della città moderna, ha avuto emersioni scarse nel dibattito culturale e nella ricerca, complice anche l’intrinseca complessità del tema, crocevia della gran parte dei fenomeni culturali e sociali che hanno contribuito nel medio e nel lungo periodo a determinare l’attuale fisionomia dell’Europa e, particolarmente, del Paese.

La revisione critica della figura e del ruolo dei complessi parrocchiali comporta dunque il coinvolgimento di tutti i piani ermeneutici che derivano dalle discipline specifiche dell’urbanistica e della sociologia, del diritto e della storia, dell’ecclesiologia e della teologia, la cui considerazione pare fondamentale in termini di analisi e progetto, per contribuire a un aggiornamento relativo all’articolazione spaziale, ai modelli gestionali e programmatici per complessi parrocchiali adeguati alle condizioni delle città contemporanee.

QUESTIONI APERTE

1. Lo spazio e la sua organizzazione difficilmente sono luoghi indifferenti. Quale è il paradigma ecclesiologico e quale il rapporto tra Chiesa e città sotteso ai modelli di centri parrocchiali che punteggiano la città contemporanea? Se ne può chiedere una “conversione” o un adeguamento al presente? Alla luce di quale nuova interpretazione, con quali implicazioni programmatiche, gestionali e giuridiche?

2. Le più audaci o interessanti elaborazioni progettuali, di scardinamento e riconfigurazione del modello di Chiesa che nei complessi parrocchiali si manifesta, sono oltralpe. Tuttavia, già l’omologazione del modello programmatico e funzionale di complesso parrocchiale, che ha investito le realtà italiane dal nord al sud, poneva un problema circa i limiti di replicabilità di esperienze e ispirazioni. La relazione tra globale e locale non è nuova nella vicenda storica del cristianesimo e la concezione della parrocchia ne è l’ultima declinazione, se, come immagine locale della Chiesa, essa deve farsi carico delle specificità delle comunità e dei luoghi, dell’interpretazione delle peculiarità e delle tradizioni. In questa tensione tra tendenze globali e locali, tra significati universali e particolari, come si costruisce un punto di equilibrio? Quali condizioni lo favoriscono, quali strumenti lo consentono?

3. Vi è infine da concentrare l’analisi sul rapporto tra le chiese e la città. Risolto il doppio legame tra comunità religiosa e comunità civile e tra religione e cristianesimo, che cosa rappresentano le chiese per la città e cosa rappresenta la città rispetto ai complessi parrocchiali? Quali relazioni istituzionali, morfologiche e sociali, semantiche e iconiche tra chiese e quartieri, tra città e Chiesa?

INFO

La conferenza si terrà a Bologna, il 7-8 marzo 2024
Ricercatori, studiosi e professori di architettura, urbanistica, teologia, sociologia e antropologia sono invitati a partecipare a questa iniziativa.

Per iscriversi alla conferenza, si prega di inviare i materiali sottoelencati all’indirizzo mail:
thechurchesandthecity2024@aol.com :

- un file world contenente un abstract di non più di 400 parole e bibliografia principale;

- un secondo file world con breve CV dell’autore/autori, in non più di 200 parole.

Gli abstract pervenuti saranno valutati in modalità anonima dal Comitato Scientifico. La registrazione alla conferenza sarà gratuita per tutti gli autori degli abstract accettati.

I contributi completi relativi agli abstract accettati saranno richiesti dopo la conferenza. Una loro selezione (svolta ancora in un processo blind peer review) sarà pubblicata su In_bo. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l’architettura. La pubblicazione dei contributi sarà gratuita per tutti gli autori ammessi. La pubblicazione del volume è prevista entro febbraio 2025.

CALENDARIO

NUOVA DEADLINE 8 Gennaio 2024 | Chiusura della call for abstract

15 Gennaio 2024 | Notifica della accettazione degli abstract

29 Gennaio 2024 | Invio dell’abstract definitivo e iscrizione al convegno

7-8 Marzo 2024 | Conferenza a Bologna

27 Maggio 2024 | Scadenza per l’invio dei contributi completi

22 Luglio 2024 | Notifica dell’accettazione dei contributi

Febbraio 2025 | Pubblicazione del volume